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Ritorni

maggio 9, 2013

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Ci volevano un errore nel calcolo su quanto tempo mi ci sarebbe voluto a leggere le ultime sessanta pagine di Antifragile (Taleb, 2013, fatevi un favore e leggetevelo assieme ai precedenti Fooled by Randomness e The Black Swan); una inaspettata mancanza di sonno (coadiuvata dalla scomodità da girone dantesco della posizione che i fottutissimi seggioli Ryanair costringono i tuoi tapini muscoli ad assumere) e uno smartphone ancora completamente svuotato di ogni applicazione dolorosamente e precedentemente acquistata e perciò (tristemente carente della capacità di usare i peli pubici del proprietario come router wifi) del tutto inutile perché, spinto dalla disperazione della prospettiva di passare 45 minuti senza poter fare assolutamente nulla o peggio riascoltare Macchina da Guerra (Uochi Toki, 2013, autoprodotto. Se non vi piace farvi male evitate) mi mettessi a scrivere un nuovo post. Scoprendo, peraltro, di sapere ancora tirare su periodi di una certa lunghezza nonostante non stia leggendo altro che saggistica tecnica in inglese da due anni (volevo specificare che non me la sto tirando perché in realtà leggo troppo poco, ma mi sono reso conto che è se possibile una frase ancora più paracula di quanto appena detto, quindi me ne sto zitto. La realtà è che non me la sto tirando perché ho semplicemente smesso da quando leggo saggistica).

Comunque, io lo avevo detto che avrei scritto pochissimo e sono contento di aver mantenuto le promesse. Alla fine ho davvero preparato patologia in un numero di giorni ridicolo e in una atmosfera carica di tensioni accademiche e sentimentali che se fossi una persona sostanzialmente peggiore dire Faletti, invece dico Linklater. Insomma, sono stati giorni molto intensi e non me li scorderò finché campo. Parlando di cose che hanno un senso oltre i miei futuri lontani ricordi, dunque per l’erasmus sono partito, Malaga si è rivelata la scelta giusta per una persona che aveva bisogno a)dei suoi spazi, più che altro mentali e b)di fare festa certamente più del solito ma secondo canoni (accento sulla a) arbitrari.

La soluzione ad a è stata la dimensione microscopica della città, pare che dove lo spazio fisico è pochetto vada tutto a favore di quello mentale, e questo me lo immaginavo. B, invece, è stata del tutto una sorpresa, comunque a conferma che in questi casi la differenza non la fanno i LUOGHI CHE LA CITTÀ METTE A DISPOSIZIONE che è una cultura che, in base a quanto ti sbavi addosso mentre lo dici, appartiene più che altro ai frequentatori dei centri sociali o dei caffè libreria; ma la gente che hai il culo di trovare. E io ho trovato persone con cui generalmente, fuori dal dominio specifico di cosa facciamo insieme, non avrei mai potuto avere a che fare. Chi ha la sfortuna di vedermi su Facebook ha già capito che sto parlando della Tuna, la goliardia spagnola (latina in generale), un gruppo di ragazzi che pensano davvero che la vita sia vino amore e allegria e che sia compito loro ricordarlo a quante più persone possibili, indipendentemente dalla percentuale di volume del loro corpo che hanno occupata da seni.

Inoltre, pare che l’annosa questione su cosa fare della mia vita (a parte finire il corso di studi, trasferirmi in un qualunque posto molto verde e frattalico con una donna che amo, un figlio o due e un cane gigantesco a leggere molto e bere vino rosso, si intende) (in alternativa, dato che sono comunque adattabile, mi vanno bene anche un cane o due e un figlio gigantesco) abbia avuto una bella spinta dalla solita nullafacenza accademica che caratterizza tutti i miei primi semestri, che quest’anno ha catalizzato la scoperta di cose importantissime come le scarpe barefoot e la fisiologia non lineare ma sopratutto dell’inferenza storica del razionalismo naive nel mondo medico, un fatto che è riuscito a spingersi più in là dell’insieme “argomenti con cui puoi fare il ganzo sui forum” a “cose di cui ti puoi occupare davvero nella vita perché sei un adulto, imbecille”. Non sono mai stato particolarmente schifato dalla clinica medica, ma devo dire che l’idea di diventare un impiegato (pubblico o privato) del sistema sanitario, un blue collar worker del bastone di Asclepio (ammetto che avevo scritto caduceo, poi ho googlato e ho scoperto che è il simbolo dei commercianti. Beh, the more you know), differente da un impiegato dell’ufficio delle entrate solo nella laurea, lo stipendio, un anelito creativo nella diagnosi e il ritardo mentale mi spaventa, non nel senso ontologico del termine perché non sono nè al liceo ne’ a filosofia, ma proprio in senso pratico, e mi dispiacerebbe capire a cinquanta anni, a venti dalla pensione, che la bellezza intrinseca di attendere ai bisogni di salute di un individuo non basta più a combattere la noia dell’averlo fatto per troppo tempo, e che da oggi in poi si va avanti a senso del dovere.

Le alternative sono quindi o battere la testa e risvegliarsi con una fascinazione mistica per le micosi oppure fare cose particolari e non nel senso di specializzate. Per vari motivi (non posso dire di dirlo seriamente ma penso che siano le due discipline che più contano in assoluto) avrei individuato la soluzione nelle scariche di adrenalina della medicina d’urgenza o nelle metanalisi dei piani sanitari. O in entrambe (MWHAHAHAH)

L’erasmus è una gran cosa, la libertà totale e il tempo che ti mette a disposizione (diciamolo pure, si studia molto meno) è tutto guadagnato se si ha il buon senso di fare silenzio e riflettere sulla propria vita. D’altra parte l’ultima volta che si ha avuto l’occasione per fermarsi un attimo e pensare è stata un lustro prima (per le persone ammodo come il sottoscritto, che al liceo non facevano nulla), ed è incontrovertibile che prima dei venti anni non si capisca seriamente un cazzaccio di nulla su niente, quindi per forza di cose è tempo impegnato un po’ così.

Questa è la teoria, nella pratica devo ammettere che, nonostante abbia conosciuto anche gente interessante, il cliché dello studente erasmus non solo è vero, non solo è rappresentato correttamente, ma viene anche postmodernamente (ma quel postmoderno frocio da hipster, non quello perbene degli anni 60 con gli erotomani con le maschere da maiale) sbandierato perché boh.

Se avessi scritto tutto questo un mese fa mi sarei messo anche a parlare di come accidenti qualcosa sta nascendo in me, e quel qualcosa pare che abbia i contorni di un nazzareno poco attento alla capigliatura e alle fesserie. Però è passato un mese, e un po’ la devastante vacuità della Pasqua malagueña (e ciò che ne è uscito devastato piu di ogni altra cosa sono stati, tanto per cambiare, i coglioni, omogeneizzati dagli esodi per fare 30 metri in linea d’aria di città a piedi causa blocco totale delle leggi newtoniane perché i carri) un po’ un paio di docce fredde arrivate mentre venivano addentate lonze di agnello alla brace (sugg: dopo Pasqua l’agnello all’essunga è al 50% di sconto, cretini) mi hanno ricentrato un attimo. La sfida adesso è non far diventare la lucidità una scusa per non provare comunque ad essere santi, perché che sia d’accordo è indubbio.

Attorno a me persone che ho conosciuto, che ho frequentato, che ho amato, che ho considerato come fratelli si sposano, muoiono, si perdono o si ritrovano, cambiano vita e città e caratteristiche, smettono di crescere (a vent’anni è un po’ prestino, amici miei, fatevelo dire) o diventano finalmente adulti. Non posso fare a meno di loro eppure non ne ho bisogno. Sono tranquillo, centrato, stabile. Dopo anni di ragionevoli dubbi, capisco finalmente cosa possa significare il non essere naturalmente piagato dall’invidia, dalla gelosia, dall’ambizione. Finalmente inizia a fare caldo.

PS: Satana mi ha suggerito in un orecchio che se lo scrivo qui in fondo non è narcisismo. Sono stato ufficialmente (?) nominato Mr. Erasmus da un comitato indipendente di tizie. La soddisfazione è talmente grande che ha stracciato lo spaziotempo e mi ha reso retroattivamente capace di sopportare i tremendi anni sociali delle medie con una relativa pace interiore, finalmente svelato il mistero di come abbia potuto fare.

PPS: potrei dico potrei fare alcuni post di divulgazione sulle cose interessanti che sto scoprendo. Sarebbe molto bello ma faccio anche presente che lo dissi di ritorno dal Nepal e che vennero prodotti numero due (2) recensioni di film, quindi mi raccomando riponete le vostre speranze in chi ha più (se non possibilità) *probabilità* di attenderle, tipo Gesù.

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