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Nepal

gennaio 17, 2012

Il Sol dell'Avvenir

A sentire gli altri, pare che andare in Nepal in low cost (1) sia una cosa ganza/da ganzi. Credo di avere quantomeno inumidito almeno un paio (Nel senso di 2. Nel senso di 2 paia) di slippini di gioveni pulze alternative che prima non mi si filavano proprio.
Questo per dire che A) il rapporto costo/beneficio è comunque a favore della ridente comunità senegalese di Novoli, che per 2 testoni non si limita all’umido, ma ti inventa proprio una nuova categoria di abbigliamento intimo. E poi lo inumidisce)
B) a prescindere, la vacanza È stata ganza.
Prima di tutto, e almeno ce le togliamo, le cose che non sono andate:

  • Apparentemente “Nepal Sconosciuto” stava a indicare che una enorme parte del viaggio sarebbe stata composta da scali in cittadine dal dubbio interesse (la dannata Pokhara, e x2! E passi per l’enorme tempio (2), ma dormire a Gorkha è stato superfluo) e da un villaggio (su 4 che eh, insomma) di stucco colorato scopertosi poi l’equivalente locale (e per locali un po’ meno cenciosi del minimo) del nostro agriturismo mugellano.
  • Il vile protozoo che ha colpito il mio compare di ventura, che pur resistendo stoicamente nel non apparire come quello che effettivamente era, cioè un ammasso di carne viva e autocoscienze alla brutale temperatura di 40 °C e un volume orario di liquidi diarroici a livello diga di Assuan; ha dovuto fermarsi/mi in una delle città sega di cui sopra per ore 36, saltando/mi/ci il trekking più lungo per il secondo villaggio più bello (ci dissero).
  • Non dico in termini assoluti, ma relativamente al fatto che s’è dormito sullo sterco delle vacche e s’è mangiato merda (e no, niente figure retoriche, i protozoi assuanici non INCIAMPANO nei tratti gastrointestinali della gente) per 16 giorni magari 2000 frunzi sono un po’ esagerati.
  • La nostra guida era ignorante come una capra, quando ci andava bene stava zitto, quando ci andava male MENTIVA su quello che gli chiedevamo (3).

La felicità negli occhi, proprio

Detto ciò, il Nepal. Dato che non sono la pro loco il diario di viaggio ve lo scordate. Procederò quindi per menzioni d’onore con eventuali digressioni.

  • Il gruppo: Pasquini & I s’era i giovini, gli altri spaziavano dai 30 scarsi ai 60 abbondanti e andava bene così (poche puppe, though). Comunque grande intesa, nel senso che non ci siamo presi a cazzotti ner muso e no, non era scontato per nulla, a quanto pare ai supersiti di Avventure nel Mondo
  • Fusht & Ram: il conflitto di poteri ha portato ad una guerra fredda tra la guida nepalese e l’italico nonché vagamente mussoliniano capogruppo, combattuta a colpi di birre offerte coattamente e tentativi di infilarsi nelle gonne delle vedove che ci ospitavano (per la cronaca, la mussolinianità capogruppica si estendeva anche nella percentuale di successo con le suddette, perché le ha conquistate tutte lui anche se non so con quali risultati). In ogni caso, priceless.
  • La quantità di roba che abbiamo visto nei pochi giorni di turismo standard (principalmente gli ultimi 2 nella valle di Katmandu) è stata esorbitante. I nepalesi VIVONO immersi nella cultura e nella tradizione, e ci sono più templi che denti sani (tenetevi le malignità veteroliceali sulla eventuale correlazione fra le due cose, più che altro perché sono quasi d’accordo ma non è questo il punto). Il buddismo e l’induismo, spesso assieme (alla faccia di ortodossi e armeni che per conflitti su chi possa poggiare dove nel tempio le scope finiscono ciclicamente col darsele in testa), erano comunque estranei alla mia sensibilità artistica, che si è però allineata sulla nuova tara in tempi brevissimi. Non ho idea di come potrebbe reagire una persona di un altro posto (4) al luogo, e un po’ la invidio.
  • Il modo in cui anche i punti morti si sono tramutati in qualcosa che ricorderò per sempre, e mi riferisco specificatamente alla camminata di 3 ore per 700 metri di dislivello dietro al villaggio-agriturismo in cima al picco di una montagna dove è stato rivenuto, i shit you not, un CESSO DI CEMENTO ARMATO. Con su scritto VIP. E la guida che ci diceva “sentite, qui puzzo di carcassa di animale” e noi “no, guarda, è piscio, inspiegabilmente c’è anche un cesso e non è chiaramente allacciato a nessuna rete idrica quindi ci pare anche scontato” “no no carcassa animale uccisa DA TIGRE” (ripeto, ancora non ho ben capito quale sia l’Annapurna I e quale l’Annapurna II ma quell’uomo è la miglior guida che avrei mai potuto avere).
  • Galeghaon. Il villaggio più alto, più isolato, più povero dove siamo stati. Abbiamo dormito sopra le stalle, abbiamo mangiato attorno al focolare del nostro ospite con sua moglie, sua sorella, il medico del villaggio e il riso che lui aveva coltivato e raccolto (5). Abbiamo parlato di come avesse fatto il militare e ora facesse il contadino, e (indirettamente e implicitamente, che questo pover’uomo era analfabeta e spiccicava giusto 5 parole di inglese) di come l’esistenza di un villaggio a sussistenza nel 2011 dove la gente ancora scende dalla montagna una (una) volta all’anno non debba per forza essere un esempio per un ritorno alle origini, ma almeno un indizio (molto, molto più che un semplice indizio) che un’altra società, una vita non bulimica sia quantomeno teoreticamente PENSABILE.

La pace dei sensi è sorprendentemente colorata, dico io.

Un piccolo tempio con qualche vasca rituale semiriempita e campane e strisce di stoffa colorata. Pecore tosate con la roncola davanti ai massicci degli ottomila. Donne che portano pietre per la costruzione del primo, nuovo, “grande” edificio del villaggio che si fermano, scherzano con un veneto sessantenne e si sollevano la gonna ridendo. Bambini con una felpa e il pene all’aria che masticano cavi elettrici (recisi, si intende). Villaggi ancora più in su del villaggio, e CODE di persone bloccate nella discesa quotidiana verso la scuola dalla visita di persone in pantaloncini e scarpe da trekking, che se va bene una volta ogni due anni. Che ti guardano con gli occhi sgranati.
Roba forte, insomma, abbastanza da farti dimenticare l’imbarazzo di sapere che sei là come turista, e che sei chiaramente parte del problema (ok, dimenticato sì, ma non da permettermi di farmi le foto ricordo con persone più giovani di me. Dopo i concorsi per le torture agli omicidi e gli animali da adottare, il profilo con i bambini protonegri sotto il caldo abbraccio dell’occidentale comprensivo è la roba peggiore che può essere fatta col proprio account di facebook).
Roba che mi porterò dietro molto più a lungo di qualunque campana tibetana (che ho, ed è bellissima e molto costosa) o di piccoli madala votivi di spago appesi al collo (che ho, bellissimo e non vale nulla) o di un focolare di infezione batterica del basso tratto enterico che, credo, ancora mi perseguiti.

Dopo la tosa, non tutte le pecore escono senza buchi.

Loro Sanno.

Niente campanili, solo campane

Il riso abbonda sulla bocca di chiunque passi per il Nepal.

(1) More like “lol cost”, amirite? Nel senso, tra tutto 2k euro. Se non avessi dovuto pagarmela da solo, accumulando debiti che ho poi pagato, non so davvero dove cazzo avrei potuto spendere tutti quei soldi (che avevo, dato che appunto i debiti li ho estinti. Li avrei giocati in borsa, boh)
(2) E passi anche per l’enorme montagna di rifuti in decomposizione dietro alle enormi mura dell’enorme tempio, va.
(3) Anche grazie a questo era enormemente simpa (nonostante sia stato il principale fattore di dispendio unwarranted) e ne asserberò un ricordo caro assai perché come si fa a non amare una guida che quando gli chiedi che canta quella gente laggiù PIGLIA E INVENTA LE PAROLE COSI’, A CASO.
(4) Intendo non di Firenze, che non per la sua enorme bellezza ma per la concentrazione; nay; la PERFUSIONE di monumenti storico/religiosi fra le vie della città è fra le pochissime ad avvicinarsi a quello che succede laggiù.
(5) I polli selvatici sono un’altra cosa, peraltro. Praticamente carne rossa. E ancora, gente si è lamentata per la monomaniacalità del cibo propinatoci (Dal Bat: riso bianco, zuppa di lenticchie, verdure curry molto piccante, pollo curry poco piccante), io dopo due settimane ancora non mi ero stancato, anzi. Lo rimangerei volentieri any day.

Niente mi ha impedito di fotografarli senza l'occidente nel mezzo alle palle (6)

(6) mi pare doveroso chiudere con un aneddoto notevole. Durante il viaggio ho provato ad imparare una ventina di vocaboli strategici per comunicare coi locali. La mia unica fonte era il dannato Ram, la guida Pythonesca. Vedete quella bellissima bambina (da vicino sembra deforme, ma è un artificio dell’HRD demmerda dell’iphone che ha tenuto aperto per troppo tempo) sulla sinistra con la sciarpa rossa? Beh, lei e dei suoi amici mi hanno invitato a vedere le loro classi. Io sono andato e ho provato a dire loro quanto la loro scuola fosse bella perchè effettivamente le classi col massiccio degli 8000 davanti non son mica pizza e fichi. Conoscendo i miei limiti linguistici non mi sono stupito più di tanto alla reazione un po’ perplessa da parte della bambina, supponevo che il discorso  fosse andato in parte lost in traslation. Due giorni dopo ho scoperto che TUTTI gli aggettivi che avevo usato per descrivere quanto fosse bella la scuola appartenevano al campo semantico dei complimenti romantici. Insomma, invece di dire “posto spettacolare” dicevo “bella fia”.

Fottuto Ram.

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4 commenti leave one →
  1. fiffo permalink
    gennaio 17, 2012 10:51 am

    bella esperienza e bel resoconto :) Eccezionale la fotografia di apertura.

    (ti avrà preso per un pedoturista sessuale in bolletta, la bambina.)

  2. gennaio 17, 2012 11:43 am

    Beh, caro palle, bel raccontino, non c’è che dire…

  3. Giulia permalink
    giugno 24, 2012 1:33 am

    Che posto perfetto da scoprire in una notte di disperazione universitaria.
    Ho letto una mezza dozzina di post. Affascinante, non potrò che tornare.

    • agosto 2, 2012 3:03 pm

      Peccato non trovi mai nulla di sensato con cui aggiornare…
      Addio dunque, donna misteriosa di cui so solo il nome.

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