Skip to content

The Beginning is the End is the Beginning

agosto 29, 2010

C’è un filo rosso che lega il mio particolare interesse per le case di legno e vetro e per l’interior design, la mia abilità nel condurre le barche a vela e nel parlare inglese, e il mio fare medicina ed essere decisamente preoccupato per il mio instabile futuro da italiano.

E’ il filo rosso dell’immane botta di culo che, ogni tanto, capita. Ed è per questo che, fra cinque o sei anni che saranno, mi troverò a scrivere su questo stesso blog…

…cinque o sei anni fa che erano, mi trovavo al pc a scrivere di questo post. La ragione per la quale mi trovavo a scrivere di questo post era che, cinque o sei anni fa che fossero, il filo rosso che legava tutta una serie di cose che ora non ho più ben presenti si era palesato come una immane botta di culo che, ogni tanto, capita. C’era una teoria che circolava fra i miei amici, o almeno quelli che mi avevano accompagnato per abbastanza tempo da fare statistica. La mia fortuna (o chiamatela come volete) si mantiene su livelli di abissale sfiga cosmica per periodi di tempo decisamente lunghi, per innalzarsi in picchi di svettante improbabilità con un periodo di circa 1 evento/1,5-2 anni.

Grazie al cielo, mi sono sempre ricordato solo degli episodi felici (per mia sfortuna gli amici statistici di cui sopra sono sempre pronti a fare pari). E così abbiamo quella volta in prima media dove una balla atomica e una festa di compleanno con tanti invitati rischiò di fare saltare in aria il fragile castello sociale che si andava formando, portandosi dietro il solidamente infantile castello sociale che si era già formato, ma che per una, appunto, botta di culo non si risolse in niente perché le persone che non avrebbero dovuto presentarsi non si presentarono.

O quella volta che, senza avere aperto un libro per tutta l’estate, entrai comunque nella facoltà dalla quale sono appena uscito laureato, perché ero abbastanza sveglio da farcela a pelo comunque.

O più semplicemente, quella volta che finii tra le ruote (letteralmente: nel mezzo) di una macchina in corsa senza farmi nulla, perché sì.

O quella volta che una serie di cose che ora non ho ben più presenti si palesarono come una immane botta di culo, che mi portò a scrivere sul blog di quello che fu l’anno meno divertente della mia vita. Perché una …

… perché una doccia sentimentale artica, un anno di università perso, due genitori che l’hanno decisamente presa dal lato sbagliato, 4 mesi di nullafacenza con depressione borderline, cattiverie gratuite, un panchetto sulla faccia, due punti, due terapisti (sottoinsieme dei terapisti: diverse migliaia di euro), una fatica bestia per muoversi dopo così tanto tempo (direi una vita) dall’enorme conca in cui mi sono trovato per circostanze che dipendono interamente da me ma delle quali, allo stesso tempo, non sono minimamente colpevole, 1+2 esami universitari e Toy Story 3 fanno un anno molto, molto poco divertente. Era solo tempo, insomma, perché il prossimo picco si presentasse. E dunque, capita che una sera si incontri una vecchia amica di passaggio per l’Italia, che fra i fumi dell’alcool invita un po’ tutti a farle visita (invito che, sempre fra i fumi dell’alcool, non viene respinto per non rompere il mood). E capita che la sera dopo si venga “volontariati” in maniera coatta per un training camp rugbistico in Svezia…

…in Svezia. Che pensa un po’, è precisamente il luogo in cui sto per andare a lavorare e a vivere. In Svezia, che prima di quel viaggio era solo una delle possibili mete professionali, giusto perché si sapeva che le svedesi erano tope e che le cose funzionavano.

In Svezia.

Che, visitata in modo appropriato (mischiando il turismo col job placement, le visite ai musei con quelle alle aree urbane con case in affitto), è riuscita, singolarmente, a prendere in mano la potenziale crisi post-risoluzione della crisi post-liceale e a darmi un obiettivo in grado di trascinarmi fino alla fine di quel teatro degli orrori che è la facoltà di Medicina e Chirurgia fiorentina. In culo a loro e al cavallo che ce li ha portati (talvolta certe parole sono proprio quelle adatte, citaz.).

La verità è che Stoccolma va a colpirmi nei punti giusti. Città cosmopolita, dall’architettura stupenda, verde, ecologica, piano urbanistico da nobel (come il museo. E il premio, sì. Ma dicevo il museo del premio). Complessi urbani piccoli ma eleganti a meno di 5 km di distanza, immersi in foreste fitte e laghi. Banchine sulla costa dell’arcipelago con segnali di STOP per i traghetti da abbassare e fissare manualmente, per spostarsi da un’isola all’altra col biglietto del bus. Persone che vanno a lavoro partendo da casa via acqua e ormeggiando nel centro cittadino. Migliaia di isolette con case “di campagna” in cui poter andare nei weekend per farsi un giro in barca a vela sul mar Baltico. E di inverno la neve (e i –30 gradi, lol) e i laghi ghiacciati sui quali pattinare.

E poi il paese in sé, che se ci stanno al governo i socialisti da quando se ne ha memoria e tutto funziona alla perfezione un motivo ci deve pur stare. Un futuro stabile per me e per i miei figli, se mai ce ne saranno. Un paese per il quale vale la pena pagare le tasse e lavorare nel pubblico, un paese in cui anche quando non c’è cultura c’è eleganza, quantomeno l’eleganza di ammettere che non c’è cultura. Un paese in cui ci sono i negozi di interior design, anche. Bei negozi di interior design.

Dopo una vita (meno un anno) di lassez-faire e fare altro per pensare ad altro, e un anno di profonda crisi personale, non è stata la decisione di iscriversi a quello stracazzo di test, o il fatto di averlo superato, ma quel viaggio che mi fece vedere, per la prima volta da quando ero nato, dove sarei andato a finire. Per la Svezia, dunque. Anche se…

…anche se lo svedese rimane e rimarrà a lungo una lingua di merda.

Ci vediamo sul blog quando avrò qualcosa da dire.

P.S: giusto per fare vedere alla gente quanto c’ho ‘a cultura, credo che inizierò a postare recensioni dei film che vedo e che credo meritino (di essere visti o di essere evitati)

Annunci
One Comment leave one →
  1. Ruggero permalink
    settembre 1, 2010 9:48 pm

    La prima cosa che m’è venuta in mente quando mi hai detto della svezia è stata questa http://sandcastlehaters.com/wp-content/uploads/2009/03/swedish-girls.jpg con annesso “Ale :O quanto tempo, posso venirti a trovare?” e insomma, non me ne vergogno. Sono un maiale, lo so.

    Poi è intervenuta tutta una serie di pensieri che andavano dal “E la lingua svedese?” a “Cazzo, c’ho messo anni per organizzarmi per andare a Firenze, sarà un casino vederlo, poi”.

    La cosa più importante in ogni caso è l’entusiasmo sereno e deciso col quale me ne hai parlato, che è ciò di cui mi frega, in fondo. Insomma, ne riparleremo tra qualche anno (il tempo che impari come si fa ad evitare che la gente crepi) ma nel frattempo sarò felice di vederti “indirizzato” mentalmente verso il tuo obiettivo (dai capelli biondi).

    (Occhio che a causa dell’IKEA Stoccolma sarà piena di panchetti di legno).

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: