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Marcello!

novembre 6, 2009

“For two months, Claire had drifted trough the parties, the desire of drugs, the one nigth stands, seeking excuses to obliterate herself…”


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Non ho passato il primo anno di medicina. E questo all’inizio non perché sia in qualche modo più importante del resto, è che sono certo ci saranno migliaia di persone che da mesi si chiedevano come sarebbe andata al buon Ruocco. Così, è andata, non ho passato il primo anno di medicina. Insomma, chi se ne fotte.

Di festa in festa, di videogioco in videogioco, di libro in libro, di letto in letto, cercando scuse per annullarmi. Il punto è che non sto tanto bene ultimamente, e non è per medicina. Anzi, non sto proprio bene proprio perché non è medicina che non mi fa stare bene. Mi spiego. Ho fallito il primo anno, no? Ok, non sono l’unico (a medicina sono fra i pochi, ma in generale non sono l’unico), ma non ho poi così tante scusanti.  E’ come se fossi bocciato. Significa che mi laureerò con un anno di ritardo, che avrò meno opportunità di lavoro, che qualche porta si è già chiusa per sempre, che eccetera eccetera.

Non me ne frega un cazzo. NIENTE, proprio niente. Perché non me ne frega niente? E’ terribile. E no, non è perché non me ne frega niente di medicina. Cioè, non me ne frega effettivamente niente di medicina, ma me ne frega comunque più che tutto il resto. Però non abbastanza. Neanche lontanamente abbastanza. Sembra che sia fisiologicamente incapace di assumermi responsabilità di tipo economico, lavorativo, emotivo. E non solo quelle, ma anche le conseguenze a cui porta il non riuscire ad assumermi le responsabilità di cui sopra. Vorrei poterci riuscire, ma sul serio, non ce la faccio. Posso ripetere come un mantra “sono un fallito” e la mia autostima non ne risente minimamente. Posso fare la stessa cosa con “non preoccuparti, hai ancora tutta una carriera universitaria davanti” e non mi sento più motivato. Mi basterebbe una qualunque delle due (o entrambe, come le fottute persone normali) per sentirmi meglio. E invece nulla, una apatia che funziona sulla sola quarta dimensione che mi sta seriamente preoccupando. Spero che passi.

Reprise. Ieri ho pensato che forse è tutta colpa del mio gatto. I gatti sono belli, mi piacciono i gatti. Sono eleganti, pucciosi e fanno la cacca piccola. Per qualcuno sonogli avatar, i semidei della bellezza. Il mio gatto era bellissimo. Ora è vecchio, magrissimo, malatissimo, viziato (si fotta mio padre) e protetto dalla soppressione (si fotta mia madre). E’ insopportabile, vomita, caca, miagola, ha freddo ed è bruttissimo. Temo che il gatto possa avermi ucciso la Bellezza. In questi giorni, non avendo seriamente nulla da fare (ok, non volendo fare niente. Non è che “non ho la forza”. Ma non è neanche vero che “non ho voglia”. Semplicemente non lo faccio. L’apatia quadridimensionale di cui sopra mi costringe ad un perpetuo stato di presente) ho avuto il tempo per cose sommariamente inutili come aprire una discussione sulla bruttezza in una popolata community ondine. Non lo avessi mai fatto, l’agnello ha rotto i sigilli. Ragazzi, sui forum, di solito, ci stanno non solo quelli brutti, ma anche quelli appena sopra la media. Come ha detto Claudio qualche giorno fa “almeno sanno scrivere su internet”. Il mondo è pieno, pieno, pieno, PIENO di imbecilli. Prima mi piaceva utilizzare la gaussiana sulla distribuzione dell’intelligenza. Ora non posso più. Prima di tutto perché ho scoperto di avere 115 di QI che è abbastanza basso rispetto alla media alta, e invece io sono discretamente più non dico intelligente, ma sopportabile, sagace e poliedrico di un botto di persone. E soprattutto perché la curva a campana non coincide coi dati che si rilevano in giro. Nove persone su dieci sono stupide. Ma non in senso stretto, in senso cosmico. Andrebbero messe al muro e fucilate, senza appello. Chi a venti anni non capisce una battuta e dice “non ho capito” e poi “aaah!” merita di essere squartato da candidi verri. Chi vota per certe persone, chi vota per certi motivi, chi legge certe cose, chi ne fa altre. Recentemente, chi vuole il crocifisso per difendersi dall’orda musulmana e che non lo vuole per difendere la laicità dello stato. Il relativismo mi sta crollando addosso. Per non parlare di tutti gli altri. Davvero, non ne posso più. Ultimamente sto aumentando in modo vertiginoso le mie uscite random contro i negri, gli ebrei, i froci o le donne. Solo per poter vedere quante persone mi danno di idiota e quante mi danno ragione. Solo per confermarmi che trovo insopportabili tutti e due i gruppi. Una su dieci invece si mette a urlare le stesse cose che urlo io. Per loro una cartuccia la risparmio volentieri. Per il mio gatto, no.

Avrei bisogno di un centro di gravità permanente. E non perché cambio idea, perché sto andando sempre di più alla deriva sulle idee che mi ritrovo. Vorrei credere in me stesso, o in qualcun altro, o nel mio lavoro, o nella mia nazione, o in dio. Vorrei vivere quando tutto era più semplice e la sofferenza non aveva basi sulle quali fare leva. Vorrei una bugia credibile, vorrei una pillola blu. Gli amici non possono salvarmi. Perché che lo ammettano o no (qualcuno lo fa, qualcuno no) sono nelle mie stesse condizioni esistenziali anche se certe volte e a turno, dotati di più intelligenza, più carisma, più muscoli, più fortuna, più soldi. Non ci cerchiamo a vicenda, quando stiamo un po’ così. Dagli altri non voglio essere salvato, preferisco stare dove sono. Andate a raccogliere cotone coi negri. Da una ragazza? Forse. Non la butto sul melodrammatico, ma in questi casi o bene bene o male male. E’ da diverso tempo che sappiamo male male. Succede, statisticamente prima o poi avrò fortuna. Ma non è il se che spaventa, è il quando. In venti anni ho collezionato una cotta in età prescolare e una, e dico cazzo UNA SOLA ragazza che mi interessasse come dovrebbero interessare quelle giuste. L’età prescolare è passata da un pezzo, quindi niente cotte. Devo davvero aspettare altri 15 anni per vedere se la prossima eletta mi vorrà vicino? Faccio prima a spararmi in bocca. Vi prego, mandatemi una giovane cameriera bionda e innocente, fatemi venire le Stimmate, fatemi una lobotomia, datemi qualche miliardo di euro. Voglio vivere per qualcosa, che sia l’amore, che sia dio, che sia la mia stupidità, che sia la spensieratezza di una vita fra gli agi. Una qualsiasi mi va bene. Arrivederci.

“…Until she realized that if she was to go on living, she couldn’t go on living like this.”

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3 commenti leave one →
  1. novembre 6, 2009 9:31 pm

    mah … io non sono così sicuro che ti interessi medicina …

    • novembre 6, 2009 10:53 pm

      Ah, ma non sono sicuro nemmeno io, se è per quello!
      L’unica cosa di cui sono sicuro è che , davvero, non mi interessa tutto il resto.
      Quindi o medicina, o vinco al superenalotto. E io non ho mai giocato al superenalotto, e non ho intenzione di iniziare.
      Fa piacere leggerla, comunque. E fa piacere essere seguiti anche a distanza di tempo. Alla peggio ci vediamo ai suoi (pochi) seminari standard, quando sarà il momento.

  2. Isa permalink
    dicembre 3, 2009 8:59 pm

    Da che pulpito.

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