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Consider the Lobster

maggio 29, 2009

Prendete gli italiani. Troppi. Ora tenete solo quelli giovani. Troppo pochi. Selezionate solo quelli di una regione (una a caso, eh: la Toscana), perchè con buona pace di Garibaldi finché ci saranno i discorsi paraculi che si sentono ovunque (“eh, ma la mafia è solo al sud, eh”) i “terroni” non saranno solo deliri da impotenti esistenziali,  ma esisteranno davvero. E l’Italia unita rimarrà solo nel libro Cuore. Per comodità, ma giusto per comodità, prendete quelli di Firenze. È pur sempre il capoluogo. Spargeteli nella rete universitaria. La generalizzazione è brutta, ma qua si tratta di constatazioni sociologiche applicate a numeri apprezzabili di persone. Proseguendo, dunque, prendete quel tipo di persone che si sono ritrovate a medicina. Discretamente vispi, preparazione liceale che va dal buono all’ottimo, estrazione medioborghese, studiosi. Orizzonti culturali nella media: dunque uno schifo. Qua non servono. Si formano buoni medici, non buoni filantropi. Date loro da fare un 5-6 esami in un anno, o poco meno. Mole di lavoro considerevole, tempo libero il giusto, niente compiti a casa, abituarsi ad organizzare il proprio tempo. Roba nuova, ma immediatamente riconoscibile. Funzionale. Votata. Inquadrata. Etichettata. Nel mezzo a tutto questo, cercate di trovare il modo di inserirci un corso di informatica. Si prevedono cose semplici e utili. Esame da niente. Un altro voto sul libretto, ma tanto è informatica e non fotte niente a nessuno. Word, Powerpoint. Excel, se proprio.

E invece si parla di marketing e fisica. Di campi arati ed esperimenti pedagogici. Di connessioni umane e campioni di sperma sull’orlo della scadenza. Di tutto, tranne che di Office, insomma. A qualcuno è piaciuta la novità. A qualcuno no, perché è abituato a procedere secondo schemi di pensiero che della novità non sanno cosa farsene. Non sempre è un male. A troppi, invece, non ha fatto nessun effetto. Il che è terribile. Non si sono disaffrancati dal progetto perché contrari. Ma solo perché “non serviva” (sic). A queste persone va il mio più profondo disprezzo. “Vivrete e morirete inquadrati in schemi che non riuscirete mai a vedere. La vostra condizione esistenziale mi addolora più di ogni altra cosa”. Perché in quel mese e poco più, da quei pochi interventi che detti dal vivo o scritti su un blog io non ho imparato nulla sulla medicina. Ne’ sull’informatica. Tantomeno sul marketing o sullo sperma.

Ho Capito, con la c maiuscola. Non c’è stato bisogno di darmi risposte. Le risposte sono noiose e tendono a diventare obsolete dopo poco tempo. Chi dice di avere risposte definitive a qualcosa o ci crede davvero ed è un illuso o mente ed è un criminale. Sono le domande che mandano avanti tutto. Smettere di porsele significa raggiungere lo zero assoluto della condizione umana. Le risposte non saranno mai abbastanza. Di domande ne basta una per avere di che pensare fino alla morte. Senza le domande, siamo solo pezzi di carne autocoscienti che soffrono tra una copula e l’altra.

Io l’intervento l’avrei finito. Se tutte queste conclusioni vi sembrano ampiamente autoreferenziali e poco legate a quanto abbiamo fatto nel corso di informatica, significa che probabilmente di domande non ve ne siete poste mai. Nel caso non si fosse capito ci terrei a ringraziarla ancora una volta, dopo averlo fatto sul suo blog, dal vivo, sul foglio di valutazione del corso ed ogni sera prima di andare a dormire assieme alla preghierina al Padreterno (Test. Una delle precedenti è inventata: scoprite quale), professor Formiconi. Perché se lo merita e perché credo sia giusto farlo. Sono certo che troverò motivazioni plausibili (o scuse patetiche, vedremo) per continuare a sentirla. Mi fa bene alla salute.

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3 commenti leave one →
  1. maggio 31, 2009 3:46 pm

    :-)

  2. giugno 1, 2009 8:56 am

    ;-))!!

  3. giugno 1, 2009 7:54 pm

    Era esattamente questo il fatto cui accennavo in qualche altro mio commento a questo blog. E sono molto contento di sentirti così in sintonia con le cose che pensai anch’io l’anno scorso. In modo a tratti un po’ inquietante.

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