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Fast ‘n’ Bulbous, got me?

aprile 13, 2009

Non voglio vendere la mia musica. Vorrei regalarla, perché da dove l’ho presa non bisogna pagare per averla.


Queste parole sono state dette da Don Van Vliet, in arte Captain Beefheart. A troppi non dirà assolutamente niente, ma i musicofili un minimo più smaliziati sapranno che Beefheart è l’autore di “Trout Mask Replica” l’album con tutta probabilità più influente della storia del Rock (ascoltare per credere, comunque qua c’è una ottima recensione). Non esattamente l’ultimo degli stronzi, insomma. Il punto è che non si vive di opere di bene, e fare il cantante o che altro è un lavoro che può rendere tantissimo: pochi resistono alla tentazione di diventare ricchi sfondati. Va a sensibilità. Il film che ho girato con i miei amici, 3 anni fa, ha richiesto qualcosa come un centinaio di ore di lavorazione, e non mi sarei mai sognato di venderlo. C’è da dire che giustamente del mio film non fotteva niente a nessuno, gratis o meno. Comunque sia, il (possiamo dire sacrosanto) diritto al guadagno derivato dalle proprie opere è spesso usato come macchina di lucro per circoli associazioni e parentado, senza ritegno alcuno. Ho rintracciato uno speciale di diversi anni fa di Report sulla SIAE (sul sito non funziona più, ma su youtube c’è per intero), agghiacciante e lungo ma dannatamente interessante:

PARTE 1

PARTE 2

PARTE 3

PARTE 4

PARTE 5

PARTE 6

PARTE 7

Insomma, per quanto mi riguarda faccio il possibile per comprare la musica, i videogiochi o i film che ritengo più meritevoli o fatti da persone degne o bisognose di finanziamenti, come software house indipendenti, ma non mi faccio molti problemi nello scaricare. So che fine fanno gran parte dei soldi dati ad ogni acquisto, e non mi piace per niente. Allo stesso modo, ritengo che si possa definire “per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro” qualsiasi film, libro o album che vediamo, leggiamo o ascoltiamo, dato che la cultura non deve essere un bene di lusso, ma gratuita e disponibile anche a chi troppi soldi non ne ha. Qualcuno lo ha riconosciuto: i Radiohead rilasciarono il loro ultimo album “In Rainbows” sul loro sito, con la possibilità di pagare il download una cifra a scelta, anche a gratis. Apprezzabile. E l’album era pure bellissimo.

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